Le popolazioni europee del nord dell’Europa ne avevano già dei maiali ‘a casa’, in un lungo periodo in cui si sono mescolate alcuni comunità del periodo finale del Mesolitico (12.000 anni all’incirca prima di Cristo), i cui si dedicavano al raccolto e la caccia di prede silvestri, insieme ai primi popoli indigeni posteriori, già all’era conosciuta come Neolitico (fra il 5.500 ed il 4.200 prima di Cristo), provenienti dal sud dell’Europa e dedicate già ai lavori agricoli, di coltivazione di piante e di domesticazione di animali, frai i cui c’erano le pecore, le capre ed i ‘nostri’ suini.
Questa coesisteza fra i gruppi umani preistorici del nord-sud dell’Europa è stato l’oggetto di studio di scienziati tedeschi e la scoperta dell’allevamento di animali domestici diversi dai cani, in concreto del maiale, ignorato prima e pensato (e dimostrato) come di 500 anni posteriore, ha senso soltanto in questo nucleo di miscuglio fra gli ultimi popoli nomadi ed i ‘nuovi’ cacciatori e colettori.
Ben Krause-Kyora (coautore dello studio) dichiara: “Il nostro studio concentrasi sulla cultura Ertebölliense al sud della candinavia e il nord della Germania. Nella zona sud c’era una stretta prossimità geografica con le comiunità agricole del Neolitico e noi suggeriamo una comunicazione sporadica fra entrambe le culture”.
Nello scambio di attività e consuetudini si è svolto l’inizio dell’allevamento del maiale in Europa, già alla preistoria, arrivando per fortuna fino ad oggi.